Stato di grazia.

Ripubblico.

Perché più passa il tempo

più fiacca è l’anima

e pigra la mente.

E questa resa mi rattrista un poco. 

Ci sono idee che vanno prese al volo. Pena la perdita. Ci sono stimoli urgenti che non ammettono esitazione. Rimandi. Ci sono storie in cui bisogna tuffarsi di getto, prima che le sollecitazioni  inaridiscano fino a sparire. Si tratta di epifanie. Folgorazioni.  Apparizioni improvvise che probabilmente non faranno più ritorno. Mi è capitato di immaginare cose, amplificarle, raccontarle, e talvolta, rileggendole a distanza di tempo, stupirmi. Chiedermi  se fossero davvero parto della mia mente. E spesso penso che non saprei ripetermi.
Se scrivere deve avere un senso, un minimo di dignità, non basta la volontà di farlo. Come qualcuno  ha detto: l’ispirazione non da’ preavvisi. Né quando viene. Né quando va. E allora, quando capita la fortuna che si palesi, bisogna saperne approfittare.
Definirei quest’attimo: stato di grazia. Momento magico che produce emozioni e significati che vanno oltre i semplici segni. Che superano le singole parole. Che danno vita,  carattere e, nei casi più felici, attrattiva al periodare. Al fluire della narrazione. E il merito, quando c’è, va diviso con il caso.

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1 Commento

Archiviato in Narrativa

Una risposta a “Stato di grazia.

  1. Anche a me capita di rileggere qualcosa di mio e mi dico: “Ma chi chisto ca ha scritto, sono forse io o in pratica uno di passaggio.” Scrivere è vicinanza e lontananza più che mai come le nostre e altrui vite.👏👏😊

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